18 maggio 2019

08. The Red House


Lunedì  25 febbraio

Dopo l'ennesima abbondante colazione in albergo, siamo tutti pronti per andare a prendere questo benedetto elicottero; in particolare chi sta tornando a casa ed aspetta di ricongiungersi con i familiari da 5 giorni più del previsto.
Oltre a noi 4 turisti europei, come dicevo, ci sono padre e figlio inuit di una certa età  i quali sono sempre pronti a partire: ieri all’Hilton li avevo visti nella hall con i bagagli pronti già alle 7 del mattino (3 ore prima della partenza per l'aeroporto...).
Poi c’è una famigliola mista danese-inuit le cui dinamiche mi sembrano misteriose, oppure la moglie danese è semplicemente arrabbiata col marito inuit (o mezzo-inuit) per cui resta sempre in disparte ed imbronciata.
Infine c’è un uomo molto timido dai tratti danesi, che ho notato solo nel volo verso Kulusuk.

All’aeroporto di Kulusuk siamo certi di partire… tutti tranne 3 persone: i due inuit anziani e René!
Dicono che con i vari cambi di volo le loro prenotazioni si sono perse.
A me sembra incredibile; soprattutto la calma con cui la prende René: persino i due inuit sembrano, a modo loro, alterati o comunque scontenti.

Per fortuna Air Greenland si convince che non essendoci stati voli e non avendo loro potuto partire, non è possibile che i loro biglietti siano scomparsi nel nulla.

Eccoci quindi tutti e 10 a bordo dell’elicottero, con le nostre brave cuffie insonorizzanti, ad ammirare le distese di ghiacci bianchi ed azzurri.
Un volo breve ma intenso.

Atterrati a Tasiilaq, prendiamo gli zaini dalla stiva (ricavata nel timone) ed andiamo a recuperare le valigie nel terminal.

Qui vedo il danese timido letteralmente avvinghiato a tre bambine dai tratti inuit e non posso immaginare quanto tutti e quattro abbiano atteso questo ricongiungimento.
Più tardi, infatti, Gabriela mi racconta che in elicottero l’uomo le ha detto di essere un pescatore e che è stato lontano da casa per ben tre mesi (più altri 5 giorni).

Noi invece siamo attesi dal prode Axel, il quale ci carica sulla sua jeep rossa e ci porta alla Red House.


Salgo gli scalini di legno con una certa emozione, apro la porta ed ecco Robert che ci accoglie alto e sorridente!






Entriamo, ci togliamo gli scarponi e ci accomodiamo nella sala d’ingresso dove siamo già attesi da una magnifica torta altoatesina alla marmellata e da thè e caffè caldi.
Tocchiamo subito con mano il fatto che per Robert l’accoglienza è un valore fondamentale.

Finalmente sono alla mitica Red House: un momento che sogno da più di due anni.

Dopo la torta, il caffè e le chiacchiere, prendiamo possesso delle nostre stanze: noi ometti siamo nella Red House vera e propria con bagni e tutto il resto, mentre le donne sono in una casetta situata subito sotto alle scale di ingresso, la cosiddetta  “expedition lodge”: hanno la loro cucina ma non il bagno.



Un'oretta dopo, usciamo a fare la spesa per i prossimi 3-4 giorni: visto che la cucina della Red House è chiusa fino a marzo, dovremo arrangiarci a cucinare noi 4, nella expedition lodge.

Nel tragitto verso il “supermercato grande”, ci fermiamo in un negozietto di souvenirs, la cui specialità è… il gelato!
Chi l’avrebbe mai detto? Sto mangiando il gelato in Groenlandia.
A febbraio.

Qualche centinaio di metri più avanti insceniamo la classica scena da barzelletta: ci sono due italiani e due tedeschi che  comprano da mangiare in Groenlandia: cosa potrà mai andare storto?
In effetti il Pilersuisoq locale sembra abbastanza fornito, ma sono costretto a farmi valere quando, dopo aver preso 3 pacchi di pasta danese, viene proposto il ketchup come alternativa al sugo.
Per fortuna bastava cercare meglio per trovare due barattoli di sugo pronto che poi si rivelerà discretamente buono (sicuramente migliore della pasta…).
Alla cassa ci domandiamo come dividere il conto in 4 ma… basta chiedere!
Grazie all’infinita gentilezza dei cassieri, ognuno di noi paga la sua quota senza alcun problema.

Torniamo quindi alla Red House, non senza aver fatto qualche foto al paese, e ricevendo sempre un saluto ed un sorriso da tutti.
Ci rendiamo già conto di essere quasi degli alieni ma tutti sembrano dissimularlo bene.

La cena a base di pasta al sugo pronto risulta discreta ma con tempistiche molto lunghe a causa del fatto che non capiamo bene come far funzionare al massimo il fornello elettrico. 
Non è un grosso problema visto che qui tutto si svolge con tempi molto dilatati, però la cena ci occupa tutta la sera e riusciamo solo a fare altre due chiacchiere veloci con Robert prima di andare a dormire.




18 aprile 2019

07. Erik il Rosso arrivo!

Domenica 24 febbraio

Questa mattina ce lo sentiamo: si parte!

Persino René, che secondo Gabriela è un potenziale menagramo perché le sue previsioni negative si avverano puntualmente, non è pessimista: il weather forecast dice che a Kulusuk il tempo è buono, inoltre scopriamo che ieri un volo è atterrato, quindi la pista non è più scivolosa o bagnata nè manca visiblità.

Ripetiamo la trafila di due giorni fa: check-in, gate… e stavolta niente annunci funesti: finalmente siamo in aereo! 
Finalmente si parte per la Groenlandia!

L’aereo è piccolino ed i passeggeri sono sempre le stesse 10 persone: noi 4 turisti che saremo ospiti della Red House e 6 abitanti di Tasilaaq.

Dopo un paio d’ore di volo ed un piccolo brunch, vediamo i ghiacci che avvolgono la costa groenlandese.
Il tempo sembra effettivamente buono per l’atterraggio (perché non è affatto escluso che l’aereo ritorni a Reykjavik senza poter atterrare…) ed infatti atterriamo regolarmente a Kulusuk, sopra una pista di neve e ghiaccio.

Scendiamo dall’aereo e mi sento, nel mio piccolo, come Neil Armstrong all'arrivo sulla Luna.
Il paesaggio è incredibile: sembra davvero di essere su un altro pianeta.





Raggiungiamo a piedi il piccolo terminal aeroportuale e scopriamo che, essendo domenica, gli elicotteristi riposano e quindi "vinciamo" un giorno a Kulusuk, all’omonimo hotel, spesati ancora una volta dalla compagnia aerea.



Tutto sommato non sono così dispiaciuto: certo raggiungerò la Red House con un altro giorno di ritardo rispetto al previsto, ma almeno ho l’opportunità di vedere anche il piccolo villaggio di Kulusuk.

Il pomeriggio, infatti, lo passiamo andando a visitare il villaggio che dista circa un paio di chilometri dall’hotel.

Detto così sembra un’inezia ma ci mettiamo più di 3 ore per andare e tornare, in mezzo ad una piccola tormenta di neve, che poi aumenterà e durerà tutta la notte, attraversando un laghetto ghiacciato ed un sentiero ovviamente completamente innevato.



Dopo cena, bevendo una birra “from the tap” molto fruttata e dal grado alcolico molto alto, faccio qualche domanda al proprietario dell’hotel che mi era parso da subito una persona interessante anche perché qui svolge qualsiasi mansione: autista, receptionist, barista, cuoco…

Scopriamo che è un mezzo-inuit (di padre danese) e che ha avuto una vita molto movimentata: si è laureato in Danimarca e poi ha cambiato un sacco di lavori in giro per l’artico, tornando infine in quella che lui sente come la sua casa, la sua madrepatria.

Finita la birra e le nostre solite risate in tre lingue (inglese, tedesco ed italiano), andiamo a dormire ma non vediamo l'ora di arrivare a Tasiilaq.

20 marzo 2019

06. La vacanza delll'aspettare

Venerdì 22 e sabato 23 febbraio

Venerdì mattina ci ritroviamo per la colazione e siamo fiduciosi: il sito di Air Iceland Connect dice che tutti i voli sono regolarmente in partenza e le previsioni del tempo non sono così negative, anche se a Reykjavik incombe la pioggia.

Raggiungiamo il Domestic Airport in taxi, facciamo regolarmente il check-in delle valigie ed entriamo nel piccolo gate di imbarco assieme alle altre 7 persone che, scopriremo, vanno a Tasiilaq come noi.

Manca ormai pochissimo a salire sull’aereo quando il ragazzo che presidiava il gate, con fare gentile ma troppo poco mesto, ci annuncia che tutti i voli sono cancellati!

Il prossimo volo è previsto per domenica quindi avremo altri due giorni di cazzeggio qui a Reykjavik. Uffa!

Dopo un’oretta di attesa, la compagnia aerea ci spedisce tutti all’hotel Hilton Nordica, vitto (completo) ed alloggio spesato da loro.

Come detto oggi piove e rimangono ormai poche ore di luce, quindi c’è ben poco da fare se non una bella camminata per raggiungere il Saeta Svinid ed affogare il dispiacere di non essere partiti in un’ottima birra, facciamo due, complice l’happy hour.



Sabato ci alziamo relativamente più tardi, visto che il tempo è inclemente ed in un giorno non abbiamo altri tour interessanti da poter intraprendere.

Io e René concordiamo che passare la giornata in albergo sarebbe veramente uno spreco quindi, da bravi appassionati di fotografia, decidiamo di visitare il locale museo fotografico.
Ci incamminiamo quindi verso il “museo della fotografia”dove, con gran calma, ci gustiamo la piccola esposizione temporanea di Pall Stefansson ma soprattutto un sacco di libri fotografici, fra cui quelli di Ragnar Axelsson le cui foto avevo visto per la prima volta ai Tre Oci, assieme a quelle di Paolo.
Tout se tient.




Torniamo poco prima di cena, giusto il tempo di una doccia.
Ma non c'è fretta: come dirà Renè in altre occasioni, questa è una vacanza contrassegnata dalle attese (in tutti i sensi, come avremo modo di capire).