18 aprile 2019

07. Erik il Rosso arrivo!

Domenica 24 febbraio

Questa mattina ce lo sentiamo: si parte!

Persino René, che secondo Gabriela è un potenziale menagramo perché le sue previsioni negative si avverano puntualmente, non è pessimista: il weather forecast dice che a Kulusuk il tempo è buono, inoltre scopriamo che ieri un volo è atterrato, quindi la pista non è più scivolosa o bagnata nè manca visiblità.

Ripetiamo la trafila di due giorni fa: check-in, gate… e stavolta niente annunci funesti: finalmente siamo in aereo! 
Finalmente si parte per la Groenlandia!

L’aereo è piccolino ed i passeggeri sono sempre le stesse 10 persone: noi 4 turisti che saremo ospiti della Red House e 6 abitanti di Tasilaaq.

Dopo un paio d’ore di volo ed un piccolo brunch, vediamo i ghiacci che avvolgono la costa groenlandese.
Il tempo sembra effettivamente buono per l’atterraggio (perché non è affatto escluso che l’aereo ritorni a Reykjavik senza poter atterrare…) ed infatti atterriamo regolarmente a Kulusuk, sopra una pista di neve e ghiaccio.

Scendiamo dall’aereo e mi sento, nel mio piccolo, come Neil Armstrong all'arrivo sulla Luna.
Il paesaggio è incredibile: sembra davvero di essere su un altro pianeta.





Raggiungiamo a piedi il piccolo terminal aeroportuale e scopriamo che, essendo domenica, gli elicotteristi riposano e quindi "vinciamo" un giorno a Kulusuk, all’omonimo hotel, spesati ancora una volta dalla compagnia aerea.



Tutto sommato non sono così dispiaciuto: certo raggiungerò la Red House con un altro giorno di ritardo rispetto al previsto, ma almeno ho l’opportunità di vedere anche il piccolo villaggio di Kulusuk.

Il pomeriggio, infatti, lo passiamo andando a visitare il villaggio che dista circa un paio di chilometri dall’hotel.

Detto così sembra un’inezia ma ci mettiamo più di 3 ore per andare e tornare, in mezzo ad una piccola tormenta di neve, che poi aumenterà e durerà tutta la notte, attraversando un laghetto ghiacciato ed un sentiero ovviamente completamente innevato.



Dopo cena, bevendo una birra “from the tap” molto fruttata e dal grado alcolico molto alto, faccio qualche domanda al proprietario dell’hotel che mi era parso da subito una persona interessante anche perché qui svolge qualsiasi mansione: autista, receptionist, barista, cuoco…

Scopriamo che è un mezzo-inuit (di padre danese) e che ha avuto una vita molto movimentata: si è laureato in Danimarca e poi ha cambiato un sacco di lavori in giro per l’artico, tornando infine in quella che lui sente come la sua casa, la sua madrepatria.

Finita la birra e le nostre solite risate in tre lingue (inglese, tedesco ed italiano), andiamo a dormire ma non vediamo l'ora di arrivare a Tasiilaq.