Lunedì 25 febbraio
Dopo l'ennesima abbondante
colazione in albergo, siamo tutti pronti per andare a prendere questo benedetto
elicottero; in particolare chi sta tornando a casa ed aspetta di ricongiungersi
con i familiari da 5 giorni più del previsto.
Oltre a noi 4 turisti europei,
come dicevo, ci sono padre e figlio inuit di una certa età i quali sono sempre pronti a partire: ieri all’Hilton li avevo visti nella
hall con i bagagli pronti già alle 7 del mattino (3 ore prima della partenza per l'aeroporto...).
Poi c’è una famigliola mista
danese-inuit le cui dinamiche mi sembrano misteriose, oppure la moglie danese è
semplicemente arrabbiata col marito inuit (o mezzo-inuit) per cui resta sempre
in disparte ed imbronciata.
Infine c’è un uomo molto
timido dai tratti danesi, che ho notato solo nel volo verso Kulusuk.
All’aeroporto di Kulusuk siamo
certi di partire… tutti tranne 3 persone: i due inuit anziani e René!
Dicono che con i vari cambi
di volo le loro prenotazioni si sono perse.
A me sembra incredibile;
soprattutto la calma con cui la prende René: persino i due inuit sembrano, a
modo loro, alterati o comunque scontenti.
Per fortuna Air Greenland si
convince che non essendoci stati voli e non avendo loro potuto partire, non è
possibile che i loro biglietti siano scomparsi nel nulla.
Eccoci quindi tutti e 10 a
bordo dell’elicottero, con le nostre brave cuffie insonorizzanti, ad ammirare
le distese di ghiacci bianchi ed azzurri.
Un volo breve ma intenso.
Atterrati a Tasiilaq,
prendiamo gli zaini dalla stiva (ricavata nel timone) ed andiamo a recuperare le valigie nel terminal.
Qui vedo il danese timido letteralmente avvinghiato a tre bambine dai tratti inuit e non
posso immaginare quanto tutti e quattro abbiano atteso questo ricongiungimento.
Più tardi, infatti, Gabriela
mi racconta che in elicottero l’uomo le ha detto di essere un pescatore e che è
stato lontano da casa per ben tre mesi (più altri 5 giorni).
Noi invece siamo attesi dal
prode Axel, il quale ci carica sulla sua jeep rossa e ci porta alla Red House.
Entriamo, ci togliamo gli
scarponi e ci accomodiamo nella sala d’ingresso dove siamo già attesi da una
magnifica torta altoatesina alla marmellata e da thè e caffè caldi.
Tocchiamo subito con mano il fatto che
per Robert l’accoglienza è un valore fondamentale.
Finalmente sono alla mitica
Red House: un momento che sogno da più di due anni.
Dopo la torta, il caffè e le
chiacchiere, prendiamo possesso delle nostre stanze: noi ometti siamo nella Red
House vera e propria con bagni e tutto il resto, mentre le donne sono in una casetta situata subito sotto alle scale di ingresso, la cosiddetta “expedition lodge”: hanno la loro cucina ma non il bagno.
Un'oretta dopo, usciamo a fare la
spesa per i prossimi 3-4 giorni: visto che la cucina della Red House è chiusa
fino a marzo, dovremo arrangiarci a cucinare noi 4, nella expedition lodge.
Nel tragitto verso il
“supermercato grande”, ci fermiamo in un negozietto di souvenirs, la cui
specialità è… il gelato!
Chi l’avrebbe mai detto? Sto
mangiando il gelato in Groenlandia.
A febbraio.
Qualche centinaio di metri più avanti insceniamo la classica scena da barzelletta: ci sono due italiani e due tedeschi che comprano da mangiare in Groenlandia: cosa potrà mai andare storto?
In effetti il Pilersuisoq
locale sembra abbastanza fornito, ma sono costretto a farmi valere quando, dopo
aver preso 3 pacchi di pasta danese, viene proposto il ketchup come alternativa
al sugo.
Per fortuna bastava cercare
meglio per trovare due barattoli di sugo pronto che poi si rivelerà
discretamente buono (sicuramente migliore della pasta…).
Alla cassa ci domandiamo come
dividere il conto in 4 ma… basta chiedere!
Grazie all’infinita
gentilezza dei cassieri, ognuno di noi paga la sua quota senza alcun problema.
Torniamo quindi alla Red
House, non senza aver fatto qualche foto al paese, e ricevendo sempre un saluto
ed un sorriso da tutti.
Ci rendiamo già conto di essere quasi degli alieni ma tutti sembrano dissimularlo bene.
La cena a base di pasta al
sugo pronto risulta discreta ma con tempistiche molto lunghe a causa del fatto
che non capiamo bene come far funzionare al massimo il fornello elettrico.



