Venerdì 22 e sabato 23 febbraio
Venerdì mattina ci ritroviamo per la colazione e siamo fiduciosi: il sito di Air Iceland Connect dice che tutti i voli sono regolarmente in partenza e le previsioni del tempo non sono così negative, anche se a Reykjavik incombe la pioggia.
Raggiungiamo il Domestic Airport in taxi, facciamo regolarmente il check-in delle valigie ed entriamo nel piccolo gate di imbarco assieme alle altre 7 persone che, scopriremo, vanno a Tasiilaq come noi.
Manca ormai pochissimo a salire sull’aereo quando il ragazzo che presidiava il gate, con fare gentile ma troppo poco mesto, ci annuncia che tutti i voli sono cancellati!
Il prossimo volo è previsto per domenica quindi avremo altri due giorni di cazzeggio qui a Reykjavik. Uffa!
Dopo un’oretta di attesa, la compagnia aerea ci spedisce tutti all’hotel Hilton Nordica, vitto (completo) ed alloggio spesato da loro.
Come detto oggi piove e rimangono ormai poche ore di luce, quindi c’è ben poco da fare se non una bella camminata per raggiungere il Saeta Svinid ed affogare il dispiacere di non essere partiti in un’ottima birra, facciamo due, complice l’happy hour.
Sabato ci alziamo relativamente più tardi, visto che il tempo è inclemente ed in un giorno non abbiamo altri tour interessanti da poter intraprendere.
Io e René concordiamo che passare la giornata in albergo sarebbe veramente uno spreco quindi, da bravi appassionati di fotografia, decidiamo di visitare il locale museo fotografico.
Ci incamminiamo quindi verso il “museo della fotografia”dove, con gran calma, ci gustiamo la piccola esposizione temporanea di Pall Stefansson ma soprattutto un sacco di libri fotografici, fra cui quelli di Ragnar Axelsson le cui foto avevo visto per la prima volta ai Tre Oci, assieme a quelle di Paolo.