Che senso aveva programmare la propria vita in un villaggio che poteva rimanere isolato per settimane a causa di una bufera?
Erano matti loro, che rimanevano in un posto simile o noi occidentali, che pretendevamo di controllare tutto, con le nostre vite che giudicavamo intense solo perchè piene di cose, impegni ed attività?"
"In questa semplicità mi sembrava di ritrovare la vita.
Una semplicità che si manifestava a partire dal nome che questo popolo si era dato: Inuit, ovvero 'gli uomini'.
Non c'era alcun concetto di nazione o di territorio, nè una storia di conquiste alle spalle: erano semplicemente 'gli uomini', inteso come esseri umani, maschio o femmina; capaci di ridere, di piangere e di amare.
Se noi eravamo abituati a mille categorie - italiano, maschio, vecchio, giovane, ricco, povero, giornalista, operaio, fotografo, etc - loro andavano al cuore delle cose.
A chi mi faceva notare quanto le loro abitudini fossero profondamente arretrate, ricordavo sempre che in migliaia di anni di storia gli inuit non avevano mai fatto una guerra."
"Non c'era bisogno di rimepirsi la bocca con parole come 'tolleranza' o 'rispetto', che nella loro lingua non esistono nemmeno. L'apertura verso il prossimo era un atteggiamento naturale e forse dovuto, come sempre, alla loro storia: come si fa a litigare se bisogna vivere in pochi metri quadrati e fuori ci sono quaranta gradi sottozero?"
"Avvertivo una spiritualità del tutto diversa dalla nostra, un'abitudine a dare un nome a tutte le cose della naturae a parlare con gli elementi [...]
Quello che mi sembrava di inturie nella loro cultura era ocmpletamente diverso da quello che si leggeva su di loro.
Non avendo tradizione scritta, tutti i libri che li riguardavano erano opera dei bianchi, che li avevano rappresentati come rozzi, ignoranti ed analfabeti.
Eppure gli inuit non provavano rancore nei nostri confronti, non ci odiavano per il fatto di aver considerato le loro terre come una proprietà di cui disporre. Semplicemente non capivano gli stranieri e finivano con il farsi schiacciare: erano troppo miti per difendersi."
Robert Peroni