21 febbraio 2019

04. Cambio di programma

Ieri sera ho puntato la sveglia non troppo presto ma comunque ad un'ora che mi consenta di fare colazione con comodo ed andare all'aeroporto all'orario stabilito.

Invece, complice l'orario all'inglese (un'ora indietro rispetto all'Italia), l'abitudine e probabilmente l'apprensione per le notizie di ieri, mi sveglio ben prima.

Fuori dalla finestra è ancora notte fonda e quindi decido di fare una passeggiatina mattutina e fare qualche foto sul lungomare, sperando di vedere un'alba decente.

Una volta fuori, scopro che invece il tempo è effettivamente molto coperto e ventoso, quindi ciao ciao alba.

Vado comunque avanti sul lungomare del lato nord della città, fino ad una spiaggia di sassi neri (qui terra e rocce sono laviche), faccio qualche foto e torno a fare colazione.


Richiuse le "valigie" e fatto il check-out, prendo un taxi e raggiungo il Reykjavik Domestic Airport.

Il primo aeroporto di Reykjavik in ordine temporale serve i voli interni e quelli diretti alla Groenlandia; sorge sull'aeroporto militare costruito dagli inglesi durante la seconda guerra mondiale (serviva a portare in Europa i bombardieri comprati in Canada ed USA).
E' minuscolo come una stazione di autobus ma accogliente e compassato.


Entro e guardo subito il tabellone: è scritto in islandese ma si capisce che alcuni voli sono rinviati mentre il mio è "aflyst".

Cioè "annullato"...

Le signorine al desk ci spiegano che a Kulusuk nevica e fino a venerdì sicuramente non si può volare.
Venerdì mattina faranno il prossimo controllo e se è tutto ok si parte.
Così, visto che i prossimi due giorni li dovremo passare qui in Islanda, veniamo assegnati all'hotel Natura a spese della compagnia aerea.

Ho scritto al plurale perché all'aeroporto ho incontrato due compagni di ventura/sventura tedeschi: attendono anche loro di raggiungere la Red House a Tasiilaq, proprio come me.
Non sono l'unico matto, chi l'avrebbe mai detto!

Accomunati dalla stessa sorte, decidiamo di dividere le spese del taxi ed andare in albergo per sistemarci e poi vedere come passare il prossimo giorno e mezzo.

All'arrivo in hotel ci accolgono due belle scoperte: il taxi è pagato dalla compagnia aerea e abbiamo anche colazioni e cene incluse!
Quindi prenotiamo già un tavolo per cenare assieme alle 20 e raggiungiamo le camere.

Dalla camera prenoto subito un tour per domani: il "Golden Circle" è il tour "minimo sindacale" delle attrazioni naturalistiche principali raggiungibili e visitabili in una giornata e dal costo abbordabile.

Oggi pomeriggio invece decido di visitare un minimo la città e lo faccio salendo a piedi la collina qui vicino, dominata dal Perlan.

Il Perlan è una specie di museo di storia naturale dell'Islanda, principalmente rivolto alle scolaresche, la cui visita in realtà è trascurabile ma che gode di una vista unica sulla città.
La struttura è un grande "dome" di vetro ed acciaio sopra a 6 cisterne di acqua che servono la città.

Dopo un pranzo con vista, torno in hotel a comprare due biglietti per l'autobus che mi porta in centro.

La città di Reykjavik è molto piccola ma non molto agevole da girare a piedi, almeno in inverno, essendo comunque "rarefatta".
Il centro comunque è molto carino, con le sue casette colorate rivestite di pannelli ondulati e qualche palazzo più "storico" in stile ovviamente nordico.



Nel punto più alto del centro sorge Hallgrimskirkja, la cattedrale (luterana, che è la religione di stato in Islanda) in stile "basaltico" islandese: potrebbe tranquillamente essere una cattedrale elfica uscita da un romanzo di Tolkien.



Faccio qualche foto alla facciata e vado a prendere l'autobus per tornare in albergo passando per Laugavegur (la via principale con negoziati e locali).

Torno giusto in tempo per la cena e qui scopro che i miei nuovi compagni di viaggio sono già stati a Tasiilaq in estate, quindi li tempesto di domande a cui loro sembrano ben contenti di rispondere, anche se li vedo stupiti nel sapere che conosco le storie di alcune persone del luogo.
Del resto i libri di Robert Peroni io li ho letti...

Così fra una buona birra e diverse battute su cosa fare davanti ad un orso polare, passiamo una bella serata e ci lasciamo con l'appuntamento a domani sera.